Un piccolo vocabolario costruito dai collaboratori del nostro giornale che hanno scelto tre parole cui sono legati, che trasmettono concetti importanti o fanno ricordare luoghi e persone. Alcune comuni, altre più originali.
Tutte, da sole, capaci di raccontare una storia

Parole, parole, parole. Ne usiamo tante ogni giorno. A volte con misura e precisione, in altri casi a raffica e con poca cura.
Ci servono a esprimere concetti, descrivere situazioni, trasmettere emozioni. Anche se non ce ne rendiamo conto, ognuno di noi finisce per avere un suo personale vocabolario.
Un nucleo di parole cui siamo più legati, che colleghiamo a principi e valori in cui crediamo, che ci riportano alla memoria momenti particolari che abbiamo vissuto o luoghi che abbiamo attraversato.
Abbiamo chiesto ad Alain, Diego, Maurizia, Moreno, Silvia e Vladyslav della redazione di WheelDM di sceglierne tre ciascuno.
Ne è uscito un originale dizionario che spazia dalla vita al bello, dalla cannuccia alla scuola, dall'affettuoso “maman”, alla misteriosa “niemis”.
Bello
“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Ne abbiamo dibattuto a scuola, nell’aula della torretta con il pavimento crepato, da incespicarsi! Non sarebbe corretto dire che una cosa è bella, perché quello che per me è bello, per altri non lo è. Si dice “mi piace”. Grande discussione in classe, ragionamenti impegnati per i quali ho deciso che comunque dirò “è bello”, ma riferendomi a una cosa che soddisfa solo il mio gusto. È un'idea che mi ha fatto sentire grande, una presa di posizione consapevole dell’errore.
Calcio
Una parola che mi ricorda la mia gioventù, quei bei pomeriggi passati al campetto di paese. Il vero spirito dello sport, dove un pallone riusciva a riunire dei bambini a giocare in un campetto, con delle porte da calcio alternative, create tra gli alberi oppure con oggetti di vario genere.

Cannuccia
Quando sono arrivato in Italia, nel novembre 2022, conoscevo già la lingua un pochino, grazie ai miei esperimenti linguistici all’università. Ma la prima parola nuova che ho imparato proprio sul suolo italiano è stata “cannuccia”. Le parole straniere si imparano davvero in fretta quando sei costretto a usarle. E per me una cannuccia era indispensabile, perché avevo una grande voglia di bere il mio primo Aperol Spritz nel centro storico di Udine, mentre la mia nipotina mi mostrava la città per la prima volta. Però, ingombrato dalla giacca, avevo qualche difficoltà.

Combattivo
È un aggettivo che riassume il mio essere, ovvero una persona combattiva nell'anima. La mia forza nel combattere contro le avversità della vita, che spesso, sono molto difficili da accettare e sopportare. Da questa situazione, cerco più che posso di sdrammatizzare con ironia le mie difficoltà fisiche, per tentare di alleviare i miei dolori interni.
Comunità
Ricorre proprio in questi giorni l’anniversario, il 50esimo, del terremoto del ’76. Un evento che ha segnato, indimenticabile, scolpito nella memoria dei friulani e non. Eppure se si chiede a quelli della mia generazione qual è il periodo che ricordano con più nostalgia, molti per assurdo, rispondono “quello della baraccopoli”?Anni in baracche fredde d’inverno e caldissime d’estate. Forse perché eravamo ragazzini e non avevamo le preoccupazioni che avevano i nostri genitori, fatto sta che è stato un periodo che pur nelle difficoltà ha lasciato in noi una sensazione positiva, perché si respirava l’aria e senso di comunità. Tutti vicini, uniti, solidali. I giochi, le corse in bici… Una comunità unita che ha saputo anche bloccare la realizzazione di una base militare. Un senso di comunità che pian piano è andato, purtroppo, s disappearance.

Creatività
La vera creatività nasce dalla mente e non dalla mano. Questa frase, che ho sentito qualche tempo fa, rappresenta bene l'arte e anche me, per il modo in cui dipingo e creo le mie opere.

Empatia
Ho scoperto questa parola in due occasioni. Gita a una mostra, non ricordo di cosa. Ricordo che tutti passavano davanti ed io, stando su una sedia a rotelle, non riuscivo a vedere nulla. Tornando a casa ero imbronciato e un professore mi disse che quella non era solo maleducazione, ma mancanza di empatia. Da professore qual era si dilungò poi nello spiegare il significato, l'etimologia di quella parola, derivante dal greco antico. L’altro episodio mi ha fatto scoprire l’altra faccia della medaglia, l’essere empatici. Concerto dei Nomadi, tutti seduti. Parte uno dei loro classici e tutti in piedi e cantare e saltare. Non vedevo più il palco. Se ne accorse quello davanti a me che si sedette e invitò il vicino a fare altrettanto. A loro volta invitarono quelli davanti a sedersi e così via via. Ben presto davanti a me avevo una striscia di persone sedute e potevo vedere il palco. Ma tornai a casa dispiaciuto. Pensavo alle persone che per colpa mia non hanno potuto saltare e ballare. L’empatia...

Lusso
“Di lusso”. Era la risposta che un personaggio del mio paese dava sempre a chi gli chiedeva come stava. Quando ero bambino mi diceva che anch'io dovevo fare la stessa cosa. Ancora adesso, quando qualcuno mi chiede come va, gli rispondo così. Ed è divertente vedere la sorpresa delle persone che non si aspettano una risposta di questo tipo.
Magari
All’inizio mi sembrava solo un altro modo per dire “forse”, ma in realtà non è così. Può indicare una possibilità un po’ vaga, esprimere desiderio (“Magari!”), speranza o persino funzionare come suggerimento (“Magari prova a…”). È proprio questa flessibilità che la rende così affascinante per me.
Maman
Ha un suono particolare, sembra una campana, un battito È un saluto affettuoso riservato a pochi, un bacio sulla guancia di un bambino, un mandi (in friulano) che nella sua espressione ha un che di materno.

Niemis
I primi anni Ottanta d’estate, a volte, li ho trascorsi nella casa di campagna dei miei zii. Avevo e ho tre cugini simpatici, tre sagome. I maschi mi hanno fatto impazzire con questa parola, che veniva messa ovunque. E non aveva senso! E nemmeno significato, se non quello di prendermi in giro. Ricordo che pestavo i piedi, protestavo. E loro si sono divertiti un sacco. Non ho ancora capito cosa sia... ma nemmeno loro!
Principio
“È questione di principio”. È la frase della mia vita. Una frase che veniva usata in molteplici circostanze da mia madre e a me risultava indigesta! Era la sua giustificazione, facile e meno laboriosa, dal mio punto di vista, ai “No!”. Non ha niente di cattivo o spiacevole, solo che faceva riferimento a un concetto e io per un bel pezzo non capivo cosa volesse dire 'sto “principio”, vergognandomi a chiedere. Sono sempre rimasta ferma al “Ma perchè? Cosa ca**** vuol dire?”. Intorno ai 12\14 anni il “principio” l’avrei volentieri preso a schiaffoni! Adesso quella frase la uso anche io qualche volta e mi piace tanto. Ma per capirla... una sudata! Il signor “principio”, mannaggia.
Scuola
Quella che avrei voluto fare ma non ho potuto perchè negli anni ’80 l’attenzione alle problematiche dei disabili era di gran lunga minore e quindi anche quella per il trasporto e l'assistenza a scuola. Ed è proprio investendo nella scuola e valorizzandola che le parole empatia e comunità (vedi sopra) prendono forma. È a Scuola che si imparano le materie, ma anche a vivere nella società. Si cresce sia come individui che come cittadini.
Silenzio
Fate silenzio! Ssssst! Il rumore è ovunque, c’è dentro casa e fuori. Un continuo sottofondo che ci avvolge e a volte ci travolge. E quando non sono i suoni o le voci da fuori, c’è il mormorio dei pensieri. Allora dov’è il silenzio? Se la natura stessa è suono e rumore perfino nello spazio? Sto in silenzio così ti posso ascoltare e se anche tu starai in silenzio non lo riempirò con le mie parole, perché il silenzio a volte parla più delle parole… Forse il silenzio assoluto non esiste, è un mistero. Per me, a volte, è quel semplice sentirsi in pace e in armonia col rumore del mondo. Il soffio del respiro che va e che viene. Le fusa delle mie gatte.

Soldini
Ho sentito questa parola dalla mia assistente sociale, quando parlavamo di contributi per il progetto di vita indipendente. Ho pensato: “La usa perché non sono tanti soldi o perché parla del denaro con tenerezza?” Poi ho notato che gli italiani, secondo la mia percezione soggettiva, parlano con parole molto più precise quando si tratta di soldi: ricavi, reddito, guadagno, entrate, incasso, fatturato, utile… Quando penso che ormai so quasi tutto, c’è sempre un altro modo di parlare del denaro. Altri diminutivi che suonavano “esotici” per me erano “robino”, “prosecchino” e “aiutino”.

Tutto
Tutto può essere qualsiasi cosa: tutto bello, tutto buono, tutto cattivo, ho mangiato tutto, mi piace tutto di te! Tutto lasciamo quando ce ne andiamo di là (su). “Tutto passa”. Me l’ha detto un giorno una persona cara, un giorno che mi pareva di non farcela, di non poter più andare avanti né indietro. Tutto passa, una cattiva giornata ma anche la festa, la rabbia del momento e la meraviglia della scoperta, il brutto voto e l’esame superato, la perdita e la nostalgia. Così quelle due semplici parole e il ricordo di mio padre già in là negli anni mi accompagnano nei miei. Tutto passa e si trasforma in qualcos’altro…
Visitare
È un verbo che esprime la mia essenza, il mio modo di vivere il viaggio, scoprendo luoghi sempre nuovi. Significa immergersi nella bellezza di città famose, monumenti storici, paesaggi e musei. Secondo me, visitare luoghi di rilevanza storica è un'attività essenziale nella vita: è attraverso la memoria del passato che possiamo migliorare il futuro.

Vita
“La vita è come una scatola di cioccolatini. Non sai mai quello che ti capita”. È una frase di “Forrest Gump”, uno dei miei film preferiti che ho appeso in camera mia. E ogni giorno, quando quando mi sveglio e quando vado a dormire, la vedo. È una frase importante perchè nella vita non sai mai quello che ti può succedere o cosa dovrai affrontare nelle diverse situazioni.
