Incontri, rinascite, svolte, in un film delicato, gentile semplice e sincero

SCHEDA DEL FILM

  • TITOLO ORIGINALE: I limoni d’inverno
  • REGIA: Caterina Carone
  • INTERPRETI: Christian De Sica, Teresa Saponangelo, Francesco Bruni, Luca Lionello, Max Malatesta
  • SCENEGGIATURA e SOGGETTO: Mario Luridiana, Remo Tebaldi, Anna Pavignano, Alessio Galbiati, Caterina Carone
  • FOTOGRAFIA: Daniele Ciprì
  • MONTAGGIO: Enrica Gatto
  • MUSICHE: Nicola Piovani
  • ANNO: 2023

Siamo a Roma. Pietro Lorenzi è un professore di lettere oramai in pensione. Vive solo perché è divorziato e passa le giornate chiuso in casa. Al mattino si dedica alla cura quasi maniacale delle piante e dei fiori che ha sul terrazzo, mentre il pomeriggio lo passa lavorando alla stesura di un libro. Vuole scrivere un saggio su quattro donne di grande talento che secondo lui la storia ha trascurato e che meriterebbero essere ricordate. Le quattro donne sono: la scrittrice Zelda Sayre Fitzgerald (1900-1948), l’attrice Hedy Lamarr (1914-2000), la regista e produttrice francese Alice Guy-Blaché (1873-1968), la fotografa friulana Tina Modotti (1896-1942) e la pittrice svedese Hilma af Klint (1862-1944).

La stesura però procede a rilento. Le uniche persone che incontra e vede sono suo fratello, che sta recuperando una vecchia barca, e il ragazzo del bar vicino, che ogni giorno gli porta i panini del pasto. Il ragazzo vuole diplomarsi e il professore lo aiuterà.

Un giorno Pietro nota che nel palazzo di fronte al suo si trasferisce una coppia: lui, Luca, un fotografo affermato e lei, Eleonora, un tempo grande appassionata di pittura e pittrice, ma che ora fa da assistente al marito. I terrazzi “confinano”, tra di loro c’è solo una breve distanza e anche grazie ai consigli di come curare le piante, tra Eleonora e il professore nasce un’amicizia.

Amicizia che si consoliderà quando Luca parte per gli Stati Uniti, un famoso museo gli dedica una personale, mentre Eleonora decide di rimanere a Roma.

Questa è la trama di un film malinconico, che tratta con delicatezza il tema della solitudine e della memoria. Sono nella realtà persone sole in cerca di qualcuno che sappia ascoltare. Tutti abbiamo un passato, un vissuto. Anche il professore e, soprattutto la coppia, hanno un dolore, un ricordo che li tormenta e distrugge. È un film sul ricordo. Eleonora non riesce a scordare, Pietro Lorenzi, invece, è condannato a dimenticare, a non ricordare: dopo i continui e incomprensibili errori ortografici, su consiglio del giovane cameriere, va a fare controlli che gli diagnosticano l’Alzheimer.

Come le strade di Eleonora e Pietro s’incontrano, così si separeranno. Ma quell’incontro li avrà aiutati a metabolizzare il passato e a guardare con maggiore speranza al futuro. Come i limoni del titolo, una pianta che anche nei periodi freddi, rigidi e difficili dell’inverno, riesce a fiorire e regalare profumo.

Lo capiremo dal bellissimo e poetico finale. Una carrellata di volti, sorrisi e sguardi. Quelli che ci accompagnano una vita intera, quelli che possiamo incontrare per caso anche nel terrazzo vicino e ci possono cambiare la vita.

Pietro regalerà ad Eleonora una scatola di colori, le farà tornare la voglia di dipingere. Lei riprenderà a giocare coi colori a creare: l’Arte come terapia che ti salva. Lui partirà in barca con il fratello e lascerà sulla scrivania il manoscritto che non a caso inizia con una citazione di Tolstoj “per essere felici bisogna credere anzitutto nella possibilità di esserlo”. Tra le donne del libro c’è anche la madre che teneva un diario segreto e tra loro ci mette pure Eleonora.

Nel ruolo di Pietro uno straordinario e inaspettato Cristian De Sica, qui sorprendente in un ruolo drammatico, e in quello di Eleonora l’altrettanto bravissima Teresa Saponangelo, che danno credibilità ai rispettivi personaggi.

Il tutto condito dalle musiche di Nicola Piovani in una Roma soleggiata e ben fotografata da Daniele Ciprì.