Frida Kalo fu una importante pittrice messicana. Nacque nel 1907 in un villaggio della periferia di città del Messico, ebbe una vita travagliata per vari motivi tra i quali un grave incidente che la costrinse a letto e la spinse a leggere e dipingere. E questo è testimoniato dagli elementi autobiografici che si trovano nei suoi quadri .

Molti parlano di lei definendola una pittrice surrealista, lei dice che ha sempre dipinto la sua realtà, tanto che gli autoritratti sono circa un terzo della sua produzione: “Dipingo autoritratti perché sono spesso sola e perché sono la persona che conosco meglio”.

Ebbe molto a cuore il Messico. Fece parte di un gruppo di attivisti che miravano a promuovere l’arte, la storia e la cultura indigena messicana. Dedicò diverse opere al suo paese che lottava per una identità culturale indipendente.

“L’autoritratto con collana di spine e colibrì” è un opera a olio su tela (61,25 x 47 cm) dipinta nel 1940. Venne realizzato dopo il divorzio dal marito Diego Rivera anch'egli grande artista. Nonostante entrambi avessero relazioni extraconiugali, Kalo fu distrutta dalla separazione e i simbolismi vi fanno riferimento.

Lei guarda lo spettatore, coinvolgendolo. Appare con un abito bianco che la fa emergere dallo sfondo verde brillante delle foglie e della flora del suo paese. È ritrattata con una delle sue caratteristiche ed elaborate acconciature e un foulard viola vinaccia intrecciato sopra i capelli (che traccia il simbolo dell’infinito). In alto, sulle foglie, si trovano simmetriche due libellule, nei capelli, due farfalle. Questi insetti delicati , rappresentano la capacità di rinascere, la speranza.

Frida è dipinta con una collana di spine, mentre le punte le bucano la pelle facendola sanguinare. Un riferimento al suo sentimento del momento, il dolore per il divorzio dal marito, e alla sopportazione del dolore fisico che l'accompagnò per buona parte della sua vita. Il colibrì appeso alla collana, simbolo di dignità e libertà, viene in genere dipinto colorato in volo sopra i fiori mentre sugge nettare. Qui è nero e senza vita.

Nella tradizione messicana è un simbolo di innamoramento, usato come amuleto per portare fortuna in amore. Qui è evidente come sia simbolo della la fine del suo amore. La collana può essere anche una sfumatura religiosa, una passione: l’autrice come martire cristiana che sopporta il dolore del fallimento del matrimonio .

La scimmia sulla spalla destra, regalo di Rivera, tira la collana di spine come a voler aumentare il dolore e il sanguinamento. Dalla parte opposta, il gatto nero con le orecchie rovesciate all’indietro in atteggiamento infastidito, rappresenta la morte e la sfortuna.

Questo autoritratto sembra parlare, dire. Racconta una parte di vita. Lo fa partendo dall’espressione iconica e seria di Frida, il suo mono sopracciglio i baffi, le labbra rosse... Così è per me: un dramma rappresentato con grande dignità. La staticità rimanda immediatamente agli elementi presenti, il colore pieno, vivo e intenso anche dove sfumato, fa sì che il racconto sia asciutto, senza disperazione. La serietà della sua espressone fa trasparire la grandezza di questa donna che scompone e imprigiona i dispiaceri della sua vita in opere piene di simboli realistici, nei colori e nei dettagli, come per sradicare ogni evento traumatico e diminuirne la sofferenza negli anni a seguire.

L'opera è attualmente conservata presso l'Harry Ransom Center di Austin, in Texas.